Ma la Centrale non doveva portare lavoro a Civitavecchia?

Dal Movimento Metalmeccanici di Civitavecchia Riceviamo e Pubblichiamo:

AI SINDACI DEL COMPRENSORIO DI CIVITAVECCHIA

Finalmente qualche politico inizia a parlare del problema dell’occupazione a TVN. Era ora!

Ma perché di queste cose si parla solo e soltanto quando i bubboni stanno per scoppiare? Si inizia a dire adesso che ci sarà, al futuro, una valanga di licenziamenti.

Metalmeccanici_APERTURA_operai_Enel_1-oriz400x200 Ci sarà? E le persone che sono già state licenziate? Persone che da vent’anni lavorano nel settore in altre città d’Italia sono state, in questi anni, assunte solo e soltanto per alcuni mesi, preferendo ai residenti manodopera proveniente da fuori Civitavecchia, e spesso anche da fuori Italia.

Pensiamo che chi al tempo ha votato la riconversione lo abbia fatto pensando a creare occasione di sviluppo a Civitavecchia, ma quale sviluppo è possibile se il lavoro non viene dato ai Civitavecchiesi?

Andate a vedere la manodopera della maggior parte delle imprese appaltatrici e subappaltatrici del cantiere: pochissimi sono i

residenti nel comprensorio!

Perché non si sono istituite le liste di collocamento come c’erano un tempo? Avrebbero garantito l’assunzione di personale locale: questo non si è fatto!

Che ha portato allora a Civitavecchia questo cantiere? Soldi nelle casse dei Comuni che sono stati impiegati e, forse, sono già finiti, ma non hanno portato lavoro, e quindi introiti dovuti alla tassazione locale.

Ma come? Noi Civitavecchiesi ci prendiamo i disagi e quelli di altri posti si beccano il lavoro?

Non è campanilismo, e non è assolutamente razzismo, ma pura e semplice logica: Il cantiere è a Civitavecchia e, se serve, ad esempio, un saldatore, questo deve essere cercato a Civitavecchia o nel comprensorio, e non venire da fuori perché “costa meno”.

Intanto bisognerebbe andare ad approfondire il perché costa meno? Siamo sicuri che chi adesso lavora pretende come noi le garanzie di sicurezza sul lavoro? Siamo sicuri che pretenda il rispetto dell’orario di lavoro e non si accontenti, ma è solo un ipotesi, di un contratto part-time pur lavorando ad orario pieno. Chi verifica che queste cose non avvengano?

Chi vigila sulle ditte imponendo che assumano in loco, come previsto dalla convenzione con Enel che recitava: “Enel si impegna a favorire manodopera locale”. Se non fossero arrivati i dieci milioni di euro siamo sicuri che i politici sarebbero scesi in piazza! Non è arrivato il lavoro, e non è arrivato per anni, e solo adesso queste persone se ne preoccupano.

Dobbiamo scendere in piazza per veder rispettato questo punto della convenzione?

Dobbiamo combattere? Lo faremo perché questo riguarda la nostra vita quotidiana e il futuro dei nostri figli, noi non stiamo al caldo a decidere cosa farne dei soldi sborsati da Enel, noi stiamo ogni giorno a combattere per mettere insieme il pranzo con la cena.

Noi aspettiamo al più presto una risposta da politici, da Enel, dalle ditte: Che ci spieghino perché i primi ad essere licenziati sono stati spesso scelti proprio quei pochi residenti che erano stati assunti.

Un Gruppo di Metalmeccanici incavolati

movmetalmeccanici@email.it

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