Sicurezza Reale o “Avvertita”?

Sicurezza è un concetto molto ampio ed è necessario, a mio parere, fare immediatamente un distinguo e chiarire se si sta parlando di sicurezza reale o di sicurezza “avvertita”.

Sicurezza Sebbene il termine “avvertita” possa far sembrare meno importante quest’aspetto della sicurezza, in realtà sono due facce della stessa medaglia.

Chiarisco subito il concetto con un esempio: attraversare di notte, in un’auto chiusa, una zona deserta ma in pieno centro, con adeguata illuminazione e con abitazioni ben curate non è, sul piano reale, meno pericoloso di attraversare nelle stesse condizioni una strada scarsamente illuminata di un quartiere degradato: la sicurezza reale è la stessa, quella avvertita ovviamente no.

Partendo da questo presupposto si arriva a dedurre che molte delle recenti iniziative di questo Governo sono nel verso della sicurezza “avvertita”, non meno importante di quella reale, ma in realtà insufficiente a garantire sicurezza in senso pieno alla popolazione.

Prendiamo ad esempio l’iniziativa del Sindaco di Roma contro la prostituzione nelle strade. E’ talmente ovvio da apparire banale che, dove c’è prostituzione dilagante nelle strade, spesso questa viene contornata da un satellite di microcriminalità, ma, meramente e semplicemente perseguire il fenomeno, e solo e soltanto in una città, incrementa realmente la sicurezza?

Sul piano della sicurezza “avvertita” sicuramente si, ma sul piano di quella reale? Rendere impossibile commettere il reato in una sola città a cosa porta? Semplicemente che il problema si sposta in città ove l’ordinanza non è in vigore, la criminalità in breve tempo si riorganizza e, mentre tutto apparentemente è cambiato, in realtà tutto permane nello stesso stato di fatto.

Riprendendo l’esempio di prima si ha come risultato che Roma appare più “pulita”, ma il denaro che gira intorno alla prostituzione e che alimenta altri traffici malavitosi è sempre lo stesso: il problema si è spostato, ma non si è risolto.

Inoltre, se è’ pur vero che l’iniziativa prevedeva l’avvio ai servizi sociali per le prostitute che volevano uscire dallo sfruttamento,

e che, nel caso le stesse fossero delle clandestine, che venissero espulse, di fatto pochi giorni dopo l’avvio delle procedure conseguenti l’ordinanza alcune prostitute furono già rilasciate dalla polizia perché i posti al Centro immigrazione ed espulsione di Ponte Galeria erano esauriti.

Per garantire sicurezza reale, quindi, è necessario non solo fare l’ordinanza, ma predisporre tutte le strutture sociali e organizzative necessarie per attuarla.

Male ha fatto quindi il Sindaco Alemanno a fare quell’ordinanza? Assolutamente no, tutt’altro! Ben vengano le iniziative a favore della sicurezza “avvertita”, e le amministrazioni a tutti i livelli devono, a mio parere, dare il loro contributo, partendo proprio dai comuni con la lotta al degrado urbano, ma ben altri, e di maggior portata, dovrebbero essere i provvedimenti da adottare, a partire da una reale semplificazione del sistema giudiziario, che finalmente garantisca poche leggi ben chiare ed inequivocabili, che non permettano a criminali di andarsene liberi grazie ad ottimi avvocati che ben sanno sfruttare le contraddizioni delle leggi.

Parimenti necessaria è una velocizzazione dei procedimenti giudiziari, che, ad oggi, vedono in alcune Procure le udienze rinviate di anno in anno, anche in processi per reati gravi.

Certezza della Pena quindi come soluzione per avere una sicurezza reale? Sicuramente si ma non solo.

La certezza della pena deve essere presupposto per una sicurezza reale, garantendo una funzione deterrente, e susseguenza dell’iter giudiziario portando un imputato ad essere certo che la sua innocenza, sempre da presumere, o la sua eventuale colpevolezza, saranno accertate nel più breve tempo possibile.

Qual è la strada per raggiungere questo risultato? Semplicemente quella di impiegare le risorse della magistratura non già come avviene oggi, grazie all’articolo 347 del codice di Procedura Penale, fin dalla semplice notizia di reato, anche nel caso in cui non ci siano ancora ipotesi sul responsabile del reato, ma solo e soltanto dopo che le forze di polizia, e non la Magistratura, abbiano svolto adeguate ed approfondite indagini che li portino ad individuare chi, con ragionevole probabilità, ha commesso il reato. Tale modifica trasferirebbe il peso di compiere indagini dalla Magistratura alle Forze di Polizia, permettendo lo spostamento di risorse dalla magistratura inquirente a quella giudicante, rendendo quindi, di fatto, più celere ed efficace il procedimento penale.

Ma per spostare un peso del genere sulle Forze di Polizia sono necessari fondi che permettano a quest’ultime di operare senza il cruccio della oramai cronica inadeguatezza delle risorse, dove reperirli? Dai fondi che oggi sono impiegati sul fronte della sicurezza “avvertita”, come ad esempio quelli necessari per tenere l’Esercito nelle strade. Quest’ultimo è formato da personale validissimo, spesso con addestramento eccellente, ma non ha le competenze adatte alla peculiarità del compito di vigilanza del territorio: dispongono, ad esempio, o di armamento sovradimensionato (da guerra) o sottodimensionato (sfollagente) e, inoltre, non possono coadiuvare le Forze dell’Ordine nel compito principale ai fini della sicurezza reale: l’attività d’indagine.

La sicurezza reale infatti si ottiene, sempre a mio modesto parere, con una capillare attività di monitoraggio e prevenzione dei fenomeni criminali.

Cosa propongo quindi? Innanzitutto che siano nuovamente distinti i vari compiti che, oggi, si sono accavallati e sovrapposti, rendendo alle Forze dell’Ordine il potere di condurre in proprio le indagini e la possibilità di eseguire loro stessi una cernita delle notizie di reato, prima di sottoporle alla Magistratura.

In sintesi, ad ognuno il suo ruolo: I Sindaci si occupino del decoro urbano, Le Forze dell’Ordine di indagini e prevenzione dei reati, i Militari di onorare lo Stato nelle missioni di pace, i Magistrati di giudicare, ed i cittadini di vivere serenamente e in sicurezza la loro vita.

E i Politici? A loro rimane il ruolo più difficile: quello di rendere tutto questo possibile!

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