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La cultura del Gambero …

La necessità di adeguarsi all’evoluzione dei tempi nei modi e nei mezzi di fare cultura

gambero_di_fiume Inutile negarlo, la società invecchia; sia nel dato anagrafico dell’età ma ancor di più nella cultura e nella forma mentis di chi
“abita” le stanze dei bottoni.

Questo fatto determina situazioni al limite del paradosso in cui si cerca, a forza di decreti legge, di ancorare al passato una società che, per leggi sociologiche, non può far altro che avanzare, spinta anche da un progresso tecnologico oramai diventato quotidiano.

Siamo la Nazione che è stata culla di cultura e, spesso, mi sono sentito dire: “Cosa ne vuoi sapere tu della Cultura, sei un perito tecnico” come se essere colti volesse dire conoscere solo e soltanto Omero o le passeggiate di Dante negli inferi.

Quest’atteggiamento ha portato a “demonizzare” i progressi nel campo dell’informazione dati da Internet, che sono forieri di “cultura”, anche se non nel senso “classico” del termine.

Quando internet era il futuro è stato tutto un fiorire di progetti per portare l’informatica nelle scuole, perfino alle elementari, perché era giusto che le nuove generazioni, che la nuova classe dirigente avessero una Cultura degna del nome dell’Italia, che
portassero la nostra bandiera nel mondo … e poi?

Poi internet ha smesso velocemente d’essere futuro per divenire vita quotidiana, ma la classe dirigente non è cambiata; la

pnuova generazione, che aveva la cultura necessaria per gestire questi progressi, non ha potuto occupare il posto della vecchia
non per incapacità, ma semplicemente perché la vecchia non ha ceduto il passo, ancorandosi nelle sue posizioni, cercando di far passare il concetto che un 40enne è un ragazzo che deve iniziare a farsi le ossa.

E un 30enne allora? E’ un bambino che ancora vive con “mammà” e non ha voce in capitolo.

E così Internet, insieme a tutto il vivere quotidiano di questi “bambinoni”, è stato relegato al ruolo di “mondo a sé” in cui si mandano le e-mail invece di scrivere lettere seriose, il posto in cui i ragazzini giocano con una specie di diario chiamato blog invece di scrivere arzigogolate relazioni, un luogo precluso alla cultura, un luogo di perdizione abitato, nel migliore dei casi, da fannulloni e nel peggiore da pedofili o da terroristi.

La cultura è un’altra cosa: è quella del Manzoni, del Latino e il Greco…

A cosa hanno portato questi atteggiamenti?

Semplice, a considerare tanti maestri, ognuno con le proprie competenze “inutili”!

Un maestro basta e avanza, e se riusciamo a tenercelo all’infinito innalzando sempre di più l’età pensionabile tanto meglio, che
importa se non parla la stessa lingua degli alunni? Che problema c’è se si perde la pluralità dell’insegnamento?

Lasciare i Blog liberi? Farli restare un modo di esprimere le proprie opinioni senza limiti, se non la decenza? Non sia mai! Chi
apre un blog deve registrarlo come testata giornalistica, compreso il figlio del panettiere che racconta del suo primo amore, almeno come vorrebbero alcuni disegni di legge.

Addirittura il Papa sembra sognare la messa in latino…

In molti ambiti della società, insomma, si sta cercando di imporre una visione della cultura vecchia di decenni, come se si volesse
trasformare la società in un gigantesco gambero che cerca affannosamente di tornare sui suoi passi.

Io non critico la riforma del maestro unico (anche io ho avuto una sola maestra) ma non credo che queste riforme, che spesso appaiono essere più controriforme che progressi, nascono da necessità dettate dalla società.

Ogni proposta tra quelle che ho portato ad esempio ha trovato l’opposizione di centinaia di giovani, che vedono messa a rischio
la cultura nella quale sono immersi, in nome di un ritorno ad una forma culturale che non gli appartiene.

Quegli “stupidi” blog, che hanno fatto “rimbambire” i giovani davanti al computer, sono lo strumento che ha permesso ad un
comico genovese di portare milioni di persone in piazza al V-Day.

Le chat e i social network, demonizzati come covi di pedofili e strumenti usati dal terrorismo, sono gli strumenti che hanno permesso ad un uomo di colore, che li ha saputi sfruttare, di diventare il Presidente degli Stati Uniti d’America.

Buttiamo Dante nel cestino e tutti a fare blog? Assolutamente no!

Ma nemmeno il contrario.

Sono due forme diverse di espressione che devono avere la stessa dignità e la stessa libertà, senza che la legge intervenga nel cercare di imbrigliare in regole, spesso materialmente inapplicabili, il nuovo modo di vivere e creare cultura … suonerebbe troppo di censura, ma di una censura grave perché non colpisce il contenuto, ma il contenitore: la rete.

I miei possono anche essere presi come lo sfogo di chi non ha cultura classica e fatica ad usare citazioni latine o, anche, come i
deliri di un fissato della tecnologia … E’ lo stesso atteggiamento che hanno avuto i contemporanei dei fratelli Wright quando dicevano che l’uomo poteva volare su un pezzo di metallo, o i contemporanei di Marconi, quando diceva che si poteva telegrafare senza fili, o di Galilei, quando diceva che era la Terra a muoversi e il Sole a rimanere fermo.

Il problema è che, in quei casi, si trattava della normale reazione di un’intera società contro un giovane, geniale, pazzoide che con le sue visioni aveva avuto il coraggi di combattere per una sua idea anticonformista.

Oggi si tratta di una, se non due, generazioni di “pazzi” che continuano a parlare una lingua fatta di blog, chat, sms, mms, email, videochat, mp3, p2p … e si trovano ad essere governati da una classe dirigente che, se non ha il pezzo di carta con i bolli, non sa “vivere”.

Non è ora di cambiare il concetto stesso di cultura?

Di leggere si Dante, ma su di un e-book?

Di fare le riunioni Parlamentari in video conferenza? Di votare con mezzi elettronici?

Come fare per avere una classe dirigente in grado di gestire al meglio questo nuovo modo di vedere la cultura e la società?

Banalmente, sostituendo quella attuale con una più giovane e più immersa nella realtà di tutti i giorni.

1 Commento

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Una Risposta a “La cultura del Gambero …”

  1. 1

    anna maria conforti dice:

    Come non darti ragione? Occorrerebbe dare importanza e considerazione alle cose e alle persone senza pregiudizio alcuno. Tutto serve: Dante come Internet anche se,ovviamente, per motivi diversi.Mi sono avvicinata a questo mondo con ritardo (purtroppo)e ho capito solo da poco le sue potenzialità.Spero di recuperare il tempo perduto.

Spiacente, i commenti sono chiusi.