L’Eutanasia è sempre stato argomento su cui si sono scritti fiumi di parole.
Il problema è sempre quello di cercare il giusto equilibrio fra la speranza di una guarigione e la pietà provata per il dolore.
E se si chiede il parere ad un avvocato e questi dice di praticare l’eutanasia e spiega anche come farlo, l’avvocato commette un reato? In Germania no!
E’ questo il significato di una recente sentenza dell’Alta Corte Federale Tedesca che ha assolto un avvocato, specializzato in diritto sanitario, che era stato condannato a 9 mesi di carcere per aver consigliato a un cliente di tagliare il tubicino che alimentava artificialmente a madre in coma per via endovenosa.
Il cliente lo aveva fatto ma le infermiere se ne sono accorte e hanno sostituito il tubicino e denunciato il fatto.
I giudici di Karlsruhe hanno però stabilito il primato della volontà del paziente su qualunque altra circostanza, sottolineando che il paziente può decidere di rifiutare trattamenti di prolungamento artificiale della vita anche in caso di morte non imminente.
La donna aveva infatti espresso in passato la volontà di mettere fine a qualunque trattamento che la tenesse in vita artificialmente, ed i giudici hanno sancito che non c’è differenza tra non procedere con le cure e interromperle con un gesto quale quello di tagliare un tubicino.
Con questa storica sentenza l’Alta Corte Federale Tedesca sancisce il diritto dei pazienti in fin di vita di rifiutare le cure, ma non pone termine al discorso.
Il dibattito sul quesito fondamentale, e ciò se sia moralmente corretto praticare l’eutanasia,è ancora aperto.





