Antonio Pennacchi, 60 anni di Latina, un ex operaio che si è laureato mentre era in cassa integrazione corona il suo sogno: vince la 64esima edizione del Premio Strega con il suo libro “Canale Mussolini”.
Un finale al cardiopalma per lui, in un testa a testa a colpi di voti con Silvia Avalone, autrice del libro “Acciaio”.
Antonio Pennacchi si è infatti aggiudicato il trofeo letterario più ambito in Italia, distanziando di soli 4 voti la rivale Silvia Avallone, con Acciao. Ed è il quarto anno di seguito che a vincere questo prestigioso riconoscimento è un autore della scuderia Mondadori, fatto che ha scatenato moltissime polemiche.
A beneficio di chi non conoscesse questo premio ricordiamo che Il Premio Strega è un riconoscimento che viene assegnato annualmente a un libro edito in Italia tra il 1° maggio dell’anno precedente e il 30 aprile dell’anno in corso.
Il Premio è stato creato nel 1947 con il contributo di Guido Alberti, proprietario dell’omonima casa produttrice del Liquore “Strega” al quale il premio è intitolato e che ancora sponsorizza la manifestazione. Dal 1983 è organizzato e gestito dalla Fondazione Bellonci.
La commissione di 400 persone formate da esponenti del mondo della cultura italiana, esponenti della società sponsorizzatrice e, ovviamente, da molti ex vincitori. Quest’anno 133 dei 400 voti sono andati al Pennacchi ed al suo libro.
Crediamo che le polemiche ormai nascano su ogni cosa, e quindi preferiamo darne, sì, notizia, ma poi dimenticarle e lasciare spazio alla cultura ed all’invito alla lettura.
Riportiamo quindi, di seguito, la trama di questo libro sperando che molte persone, soprattutto giovani, vegano incuriositi ed invogliati a leggere questo ed altri libri, vero pane per la mente.
Trama:
Il Canale Mussolini è l’asse portante su cui si regge la bonifica delle Paludi Pontine. I suoi argini sono scanditi da eucalipti immensi che assorbono l’acqua e prosciugano i campi, alle sue cascatelle i ragazzini fanno il bagno e aironi bianchissimi trovano rifugio. Su questa terra nuova di zecca, bonificata dai progetti ambiziosi del Duce e punteggiata di città appena fondate, vengono fatte insediare migliaia di persone arrivate dal Nord. Tra queste migliaia di coloni ci sono i Peruzzi. A farli scendere dalle pianure padane sono il carisma e il coraggio di zio Pericle. Con lui scendono i vecchi genitori, tutti i fratelli, le nuore. E poi la nonna, dolce ma inflessibile nello stabilire le regole di casa cui i figli obbediscono senza fiatare. Il vanitoso Adelchi, più adatto a comandare che a lavorare, il cocco di mamma. Iseo e Temistocle, Treves e Turati, fratelli legati da un affetto profondo fatto di poche parole e gesti assoluti, promesse dette a voce strozzata sui campi di lavoro o nelle trincee sanguinanti della guerra. E una schiera di sorelle, a volte buone e compassionevoli, a volte perfide e velenose come serpenti. E poi c’è lei, l’Armida, la moglie di Pericle, la più bella, andata in sposa al più valoroso. La più generosa, capace di amare senza riserve e senza paura anche il più tragico degli amori. E Paride, il nipote prediletto, buono e giusto, ma destinato, come l’eroe di cui porta il nome, a essere causa della sfortuna che colpirà i Peruzzi e li travolgerà. (fonte IBS)





