Condannato Ettore Tito per calunnia e diffamazione

di Samuele Anselmo

Sanità Spunto per una riflessione nel centrosinistra sulla sanità locale

Fatti e misfatti a Civitavecchia, città di provincia con grandi interessi economici.

Il dottor Ettore Tito, attuale primario del reparto oculistico dell’ospedale di Civitavecchia, è stato condannato ad un anno e sei mesi di reclusione per calunnia e diffamazione a carico del dottor Giuseppe Crocchianti titolare della clinica “Villa Benedetta”, del suo direttore dottor Antonino D’Este e del dottor Grasso, primario oculista all’epoca dell’accadimento dei fatti della clinica di proprietà del dottor Crocchianti. Sono inoltre state inflitte le pene del risarcimento dei danni a favore delle parti offese da concordare in altra sede. La sospensione della pena è stata condizionata al pagamento della provvisionale, di 5000 euro per ogni parte offesa, a favore delle parti civili.

La richiesta di condanna era stata avanzata durante lo svolgimento del dibattito nella mattinata del 26 ottobre, dal pubblico ministero e ribadita dagli avvocati di parte: avvocato Fabrizio Longarini a difesa di Antonino D’Este, Sandro Longarini a favore di Crocchianti, Fabrizio Grasso a favore del dottor Grasso. Giudice è stato il dottor Di Lauro. L’avvocato Spanu, difensore dell’imputato aveva chiesto l’assoluzione piena del suo assistito.

La vicenda arrivata alla conclusione della prima tappa, ne seguiranno altre nelle varie fasi degli appelli, era cominciata circa otto anni fa quando il dottor Tito aveva accusato Crocchianti, con una lettera inviata all’ordine degli oculisti (SOI), di svolgere nella sua clinica prestazioni inutili e non indispensabili e comunque rimborsate dalla regione Lazio.

In seguito anche la ASL RMF aveva rivolto al Crocchianti analoghe accuse con denunce alla magistratura ed alle forze dell’ordine. Nell’occasione la magistratura locale ritenne le accuse rivolte al dottor Crocchianti assolutamente infondate e bollò le accuse della ASL RMF come grossolane e superficiali.

Sull’argomento ho scritto per mesi. Da questo groviglio di accadimenti scaturì la decisione da parte di regione Lazio ed ASL RMF di Civitavecchia di interrompere i pagamenti a “Villa Benedetta” per le visite e gli interventi già prestati a favore degli assistiti.

Ho difeso Crocchianti; ho pensato che la ASL RMF commettesse un abuso quando impediva – come ancora impedisce, almeno per quanto riguarda il pregresso – che la clinica “Villa Benedetta” ricevesse il denaro dovutole per le prestazioni erogate a favore dei pazienti.

Giova ricordare che la clinica di Crocchianti era accreditata – in parte lo è ancora – dal sistema sanitario nazionale (SSN) e svolgeva la sua attività in regime di intervento ambulatoriale e senza ricovero. Per chi ne vuole sapere di più, può richiedermi il libro da me scritto sull’argomento (“1600 interventi di cataratta su un paziente ignaro” di Samuele Anselmo).

Non voglio, con questo articolo, inveire contro il dottor Tito, non ne ho motivo. Non voglio nemmeno fare nessuna propaganda al mio libro. Fra l’altro cedo gratuitamente le poche copie rimastemi.

Voglio solamente fare notare quanti e quali siano stati gli attacchi o, se preferite, la mancata difesa da parte del centrosinistra della clinica “Villa Benedetta” come componente attiva ed innovativa della sanità locale. Da annotare che il centrosinistra locale non rivolse alcuna critica ad altre strutture sanitarie del territorio anche quando ce ne sarebbe stato bisogno; ciò è apparso come un vero accanimento contro Crocchianti, forse colpevole di non essere della stessa parte politica e di essersi candidato alle elezioni regionali con il centrodestra. Ciò va detto per amore di verità. Va anche annotata un vasta campagna diffamatoria contro Crocchianti che passò anche attraverso le pagine di “Repubblica” e Corriere della Sera”.

Ma… un privato che opera nella sanità non può essere considerato ne di destra ne di sinistra, ma solo un imprenditore e basta. Va considerato al pari degli altri operatori che insistono nel territorio.

Ho fatto lunghi servizi giornalistici, dai quali – fra l’altro – emergeva che non solo Crocchianti era vittima di un complotto consumato in chiave di potere sanitario, economico e politico volto al controllo del territorio, ma anche che la sanità locale versava in condizioni penose. Ho sospettato anche l’agire silenzioso di logge e loggette massoniche. Ciò è rimasto solamente nel campo dei miei sospetti personali.

Per il motivo delle condizioni penose della sanità nel territorio che prima richiamavo la ASL RMF non era e non poteva essere difendibile. La ASL RMF ed i suoi dirigenti, Biagini, Coronato e Saffioti, ognuno per la propria parte.

Per soprappeso avevo anche indicato taluni fenomeni di malcostume, di assunzioni clientelari, di abusi commessi ai danni di un dipendente.

Tutti argomenti verso i quali la sinistra è generalmente sensibile, ma che nel caso specifico non sono serviti a smuovere quella sensibilità.

Anzi alcune componenti del centrosinistra ( esponenti di Rifondazione e tutta la componente ex Margherita ma anche lo stesso PD) non hanno mancato di fare opera di sostegno alla ASL RMF per tutto il corso della gestione dell’allora direttore generale Marco Biagini e dei due direttori, sanitario ed amministrativo, Salvatore Coronato e Concetto Saffioti.

La triade venne sostituita solo tardivamente dalla giunta regionale di centrosinistra e quando ormai l’allora presidente Marrazzo veniva travolto dallo scandalo a luci rosse oggi a larga conoscenza dell’opinione pubblica.

Evidentemente non tutto il centrosinistra ebbe lo stesso atteggiamento: l’onorevole Pietro Tidei – seppure con atteggiamenti non sempre risolutivamente chiari (rilasciò un intervista ad un’emittente Tv a favore ma non presentò alcun atto parlamentare) – ed il consigliere regionale socialista Peppe Celli si schierarono a favore di Crocchianti così come altri esponenti politici di centrodestra.

Non solo “Villa Benedetta” venne indotta per l’atteggiamento “cocciuto” della ASL RMF in una crisi che la costringeva a lasciare a casa circa quaranta dipendenti (per effetto di un intrigo di cui cominciano a vedersi le prime luci), ma anche la clinica “Siligato” versava in cattive acque per le limitazioni imposte ai posti letto dal piano Marrazzo e, in ambito sanitario assistenziale, anche “Anni Verdi” di Santa Severa – la nota struttura di assistenza ai portatori di handicap – che non pagava da mesi i propri dipendenti malgrado la regione Lazio ne avesse requisito attività, immobili e mezzi affidandoli ad un consorzio di gestione formato da cooperative.

Le principali strutture erano sull’orlo della chiusura. Ad altre strutture sanitarie ed assistenziali non veniva pagato quanto loro dovuto dalla ASL e gli ospedali di Civitavecchia e di Bracciano versavano (e versano) in uno stato di precarietà.

Un disastro!!! Colpevoli, a parere del sottoscritto, i dirigenti ASL.

Il direttore generale Biagini morì a causa di una grave malattia, nel frattempo Marrazzo non era più operante, i due direttori vennero cambiati.

Direttore generale divenne il dottor Squarcione.

Ciò che è sin qui avvenuto, solo sintomi per il momento, deve fare riflettere sull’organizzazione sanitaria locale.

I capisaldi della riflessione vanno avviati essenzialmente sul ruolo dei “privati” nell’organizzazione sanitaria.

I privati, in questo contesto, sono tali solo perchè organizzano il servizio come imprenditori privati cercando di razionalizzarlo al massimo secondo, appunto, criteri aziendali. Assolvono essenzialmente, invece, ad un ruolo pubblico in quanto erogatori di servizi a nome e per conto del servizio sanitario nazionale, cioè un servizio pubblico.

Dunque il metodo di giudizio che va adottato nei loro confronti va riferito all’equilibrio fra la compatibilità dei costi e l’efficienza e l’efficacia dei servizi prestati.

In questo caso, “Villa Benedetta” di Crocchianti era (ed è) l’unica struttura sanitaria che operava in regime di intervento ambulatoriale senza ricovero, con grande beneficio economico per le esauste casse della sanità regionale.

Rappresentava (e rappresenta) un polo di eccellenza per la qualità dei servizi erogati, unico nelle sue professionalità. Non a caso gli ammalati venivano da tutta la regione a Civitavecchia.

L’interruzione dei pagamenti e la sospensione del tariffario ne hanno pregiudicato in questa fase l’operatività positiva, ma la regione e la ASL, se le sentenze dovessero per gli appelli rivolti alla magistratura continuare ad essere positive per Crocchianti, rischiano di pagare un prezzo altissimo per la leggerezza degli atteggiamenti assunti verso e contro di lui.

Questo è un ragionamento che vale anche per “Anni Verdi”.

Il secondo aspetto riguarda la ASL e la sua presenza nel territorio che, al pari delle strutture sanitarie, ospedali e cliniche, non sono intoccabili e difendibili all’infinito come tali. Debbono rispondere a criteri di efficienza e di efficacia, rendere servizi reali e certi, rispondere a criteri di economicità. Ciò che allo stato non è. Perciò la loro presenza sul territorio, come anche l’ospedale di Civitavecchia e quello di Bracciano, deve essere sottoposta a verifica continua.

Non è possibile continuare a richiedere, in queste condizioni, aumenti di contributi per la ASL RMF e, conseguentemente, aumento della sua capacità di spesa se prima non viene razionalizzato un sistema sanitario a carattere almeno provinciale (Roma) e corrispondente a veri bisogni di assistenza. L’adesione a questa linea di difesa della territorialità della ASL e da parte di quasi tutte le forze politiche, attraverso un suo più consistente finanziamento appare come opera di rafforzamento di un enclave di potere più che un’operazione di rafforzamento del servizio sanitario territoriale.

La sanità ha rappresentato, nel Lazio ma non solo, e rischia di rappresentare anche per il futuro la cassa occulta della politica e uno spazio con enormi sacche clientelari. Aumentare la capacità di spesa per le strutture, senza un piano di riferimento, può significare aumentare la capacità di corruzione.

Ciò implica che se, alla presenza di un’opera di verifiche, la sanità locale come quella di tanti altri territori regionali, dovesse esigere la soppressione di strutture inutili, ebbene occorrerà sopprimerli con l’aiuto di una presa di coscienza conseguente da parte della politica. Anche quando si tratta della ASL o degli ospedali.

A volte si ha la sensazione se non anche la certezza che certe difese della ASL assumano un carattere elettorale per la connessione con clientele, forniture ed appalti. Non è certo un caso che i bilanci amministrati dalle ASL siano enormi, mentre la spesa sanitaria regionale (sommatoria delle spese di tutte le ASL e di tutto il sistema) rappresenta il 75% del bilancio dell’ente. Un vero e proprio sistema di potere formalmente legale. Un groviglio di interessi, dagli appalti di taluni servizi alle forniture elettromedicali e delle case farmaceutiche, di cui è complesso individuare le connessioni. Un sistema che tiene e che, ciò malgrado, ha bisogno di ulteriore vigilanza e riforme.

L’opera di una nuova classe dirigente politica autorevole e non autoreferenziale non può prescindere da un alto tasso di onestà intellettuale, anche di probità. Una nuova classe dirigente deve in questo senso predisporsi a scelte drastiche in nome degli interessi collettivi, se occorrerà e quando ce ne sarà bisogno.

I territori, perciò, più che rivendicare opere e finanziamenti devono predisporsi a preparare la loro capacità di intervento in ambiti territoriali più vasti, per evitare sprechi, corruzioni, clientele ed elevare la capacità quantitativa e qualitativa dei servizi.

Basta, d’altronde, guardare alle origini anagrafiche dei dipendenti ASL RMF; ospedali cliniche e via dicendo, nell’ultimo decennio, per capire quali siano le coloriture delle clientele e dunque le connotazioni politiche del sistema di potere.

Per capirci meglio da quelle origini scaturisce un voto di scambio: “io ti do un posto di lavoro, tu mi dai il voto”.

Infine, ma non solo evidentemente, va rivendicata una presenza rinnovata del personale medico e sanitario. Rivedere talune norme come quelle che consentono di operare “intra moenia” ai medici, cioè di svolgere nelle strutture sanitarie pubbliche la loro attività privata. Mi sembra un’aberrazione.

Altro che pubblico, a me sembra molto più “pubblico” un privato che fa prevalere la logica del risparmio, dell’efficienza, dell’efficacia.

E che non si sottometta alla pratica del finanziamento occulto alla politica.

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3 Responses to Condannato Ettore Tito per calunnia e diffamazione

  1. Alfredo says:

    Tito è figlio dell’invidia. Il centro di Crocchianti Giuseppe andava a gonfie vele, come leggo dall’articolo oltre 100 visite al giorno, eppoi è accreditato con la Sanità Nazionale mentre la Clinica di Siligato no. La politica locale di centro destra e centrosinistra ha lasciato solo Crocchianti. La difesa del Crocchianti è arrivata dagli organi Costituzionali , quindi sopra le parti, ossia dalla Corte dei Conti e del Tribunale penale che ha riconosciuto valide tutte prestazioni del Crocchianti bollando come “Grossolano errore i controlli della ASL e ha anche condannato chi lo diffamava e calunniava.
    Gravissima la sentenza di “grossolano errore” da ‘parte di chi istituzionalmente è pagato per essere esperto nella Pubblica Amministrazione. Mi domando, se queste persone sono ancora al loro posto e perchè visto che la magistratura li ha definiti incompetenti! Ecco perchè la Sanità è allo sfascio!

  2. andrea says:

    il comportamento della ASLRMF è scandaloso.
    Antonella Battilomo è protetta da chi? si faccia un indagine e ne vedremo delle belle

  3. pad says:

    La dotoressa Battilomo ha troppi interessi personali. La magistratura deve indagare al più presto.