Io, disoccupato a 63 anni in cerca d’amore

SamueleAnselmo Dramma personale, crisi sociale e rottamazione.

Mi capita, per via delle spinte emotive a riconnettermi al mio impegno politico passato, di trovarmi di fronte a Montecitorio, come di fronte ad una cattedrale, un luogo sacro, un luogo di fede e di … culto, almeno per i Deputati.

Mi chiedo: io che c’entro con tutto ciò che è Repubblica?

Una fede tradita, o quantomeno delusa.

Potrei andare di fronte a san Pietro: una fede trascurata. Ma qui c’entrerei qualcosa. Qui è più facile riconnettersi con la carità (amore), quello che posso dare ancora e ciò che vorrei ricevere.

In giro per la città piccola, fra impulsi di riconnettersi con l’umanità che cammina, compra, guadagna, starnuta e… via dicendo.

Mi sento fuori dai comportamenti della gente, dalla gestualità, dai sorrisi, dalle corse verso la ritualità stanca e scontata degli uffici. Scopro che la solitudine è come il viale semideserto che affaccia sul mare.

No, la solitudine è il viale, non il mare.

Il mare, si sa, ti costringe allo stupore, lo stesso stupore come per il cosmo e come per l’uomo in quanto essere e che spinge alla Fede. Così afferma il catechismo della chiesa cattolica.

Il disoccupato è solitudine, perchè, quando – invece – ero occupato il mio cellulare squillava ogni tre minuti.

Ora non squilla e sono solo.

Non sofferente per questa condizione ma solo.

Parlavo, parlavo, il tempo non bastava e il giorno finiva presto, troppo presto per potere concludere tutte le cose. Ora non parlo, taccio – vivaddio con chi parlare e, sopratutto, perchè? – ma adesso il tempo non finisce mai, come anche la solitudine.

La solitudine è moltitudine come ormai lo sono i disoccupati.

Li chiamano i senza lavoro, ma è la stessa cosa.

Il ministro democristiano Emilio Colombo negli anni settanta li definiva “mano d’opera disponibile” senza tuttavia precisare a che cosa.

I senza… qualcosa sono ormai i più: senza lavoro, senza casa, senza famiglia, senza salario, senza futuro, senza… niente, i dannati della terra.

Moltitudine come disoccupazione ma anche senza tetto, sfrattati o terremotati è la stessa cosa.

La solitudine sono molte moltitudini: senza famiglia o semplicemente separati, con famiglia ma senza figli; conviventi ma… senza casa, emigrati o immigrati o barboni o vagabondi … sono categorie convergenti nella solitudine e nel significato sociale.

Un tempo avrei detto: “la loro collocazione di classe”. Ora la lotta di classe è finita grazie ai D’Alema e ai Veltroni e non so se giovarmene o crucciarmene.

La solitudine è anche la pelle se è diversa, anche i dialetti o le lingue separano ed isolano.

La diversità è, perciò, solitudine come per l’handicappato che adesso si dice “diversamente abile”(!!!) ; anche la diversità religiosa volge l’uomo-cittadino alla solitudine.

La malattia è solitudine. Io sono cardiopatico con infarto, diabetico, iperteso, ho “fatto” la prostata ed ho l’ulcera e tante altre cose che non ricordo nemmeno più.

Per i primi due aspetti mi hanno dato una piccola pensione sociale ( 248 euro al mese) ma poi me l’hanno tolta perchè ho accettato un lavoro di un anno a tempo determinato ad 800 euro al mese. Il mio reddito era diventato troppo alto! Ma chi me l’ha fatto fare?

Tremonti che è ministro delle finanze della repubblica, ha detto in tv – poco tempo fa – di “leggere la Bibbia” per aiutarsi ad uscire dalla crisi (sic!!!); è una nuova formula economica – evidentemente – per risolvere il problema della disoccupazione e della crisi economica e sociale.

Io leggo la Bibbia ma solo per motivi di religiosità perciò sono escluso dalla formula.

Tremonti è un grande economista che incontra i sapienti della terra in fatto di economia.

In casa, per antichi difetti e formazione, ho sempre parlato poco da almeno 14 anni, cioè da quando ho perso il lavoro stabile e sono diventato precario a 49 anni, ma adesso parlo ancora meno, evidentemente la precarietà e la disoccupazione inducono al silenzio.

Vedo la tv che rivolge attenzione sempre più costante ai giovani. Anche il governo e la politica rivolgono sempre più attenzione ai giovani. Anche le organizzazioni sociali, religiose, i sindacati, gli enti morali e dello spettacolo. Anche io voglio bene ai giovani, ma non faccio testo: io voglio bene a tutti per predisposizione spirituale e religiosa.

Scopro di non essere giovane a 63 anni, con molto rammarico, perché ho ancora tanta energia in corpo ed un mestiere bellissimo come quello del giornalista che – come diceva Bocca- “farei anche gratis”, ma non mi vogliono nemmeno gratis.

Perciò: non sono giovane e non me la sento di accettare l’idea di essere vecchio, non sono pensionato e sono disoccupato, i servizi sociali non mi assisteranno più perchè ho l’ISEE troppo alto (!!!), un pò come la pressione.

Forse sono ormai materiale per i rottamatori, come Bersani, D’Alema, Veltroni, Franceschini; oppure da dismettere (così vorrebbe Fini) come Berlusconi e i “suoi”.

Una bella compagnia, un modo per non essere in solitudine.

di Samuele Anselmo (nella foto)

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