Cirmi, classe 1972, arruolato nella Guardia di Finanza nel 1995, dopo aver frequentato, per 2 anni la scuola sottufficiali della GdF a Cuneo e L’Aquila viene assegnato, col grado di maresciallo all’Uff. Addestramento e Studi dell’Accademia della GdF di Bergamo.
Nel 2001 supera la selezione per diventare sommozzatore della GdF e frequenta il relativo corso presso La Scuola Subacquei ed Incursori (COMSUBIN) della Marina Militare a La Spezia. Dopo circa 5 mesi di corso (duro e selettivo) acquisisce la specializzazione di sommozzatore.
“L’ambiente è ostile – afferma il maresciallo Cirmi – se all’esterno della nave le acque che bagnano l’isola sono trasparenti, all’interno della nave le operazioni sono molto difficili a causa della mancanza di luce e della presenza di una miriade di oggetti (mobili, suppellettili ecc..) in sospensione; l’acqua stessa è resa torbida e putrida da polvere, sporco e da migliaia di tonnellate di derrate alimentari in putrefazione, a ciò si aggiunge il pericolo rappresentato da vetri spaccati, ferri appuntiti, oggetti pesanti pericolanti ed altro che rendono la situazione estremamente pericolosa e per questo venivano adottate delle precauzioni atte a tutelare la sicurezza dei soccorritori. Nello specifico si penetra nella nave con il classico “filo d’Arianna” che ti consente di ritrovare la strada nel labirinto di corridoi e cabine; viene adottata la cosiddetta regola del terzo (una regola utilizzata nelle penetrazioni in speleologia) ovvero il team di sub ha a disposizione due parametri che limitano la sua permanenza all’interno della nave ossia il tempo e l’aria a disposizione nelle bombole: l’immersione può durare al massimo 50 minuti, al termine dei quali, se il gruppo non torna a galla, viene inviata un’altra squadra per verificare se vi sono problemi e riportare in superfice chi è in difficoltà; si penetra nella nave, quindi, per 15 minuti (circa un terzo del tempo a disposizione) o fino a quando non vengono consumati circa 80 bar di aria (circa un terzo dell’aria a disposizione nella bombola; il secondo terzo del tempo o dell’aria è utilizzato per uscire dalla nave ed il terzo finale è mantenuto come margine di sicurezza.
Giorno 28 gennaio – afferma il maresciallo Cirmi – durante una operazione di ricerca nella zona poppiera della nave, al ponte 7 la squadra di sub di cui ero direttore ha ritrovato, dopo una penetrazione in un cunicolo ristretto, il cadavere di un membro dell’equipaggio; una donna Erika Soriana di nazionalità peruviana, addetta al servizio bar.
Il giorno 1 febbraio le immersioni di ricerca sono state interrotte a causa di una ulteriore diminuzione delle condizioni di sicurezza per gli operatori subacquei.
Penso – conclude il maresciallo Cirmi – di non aver fatto altro che il mio lavoro e spero che questo articolo possa contribuire a rendere onore e merito a quanti, e sono stati tanti e di varie forze dell’ordine, stanno operando in questi giorni sull’isola del Giglio con spirito di sacrificio, abnegazione e senso del dovere nella speranza, nei primi giorni, di trovare qualche superstite o, in questi giorni, di poter riconsegnare alle lacrime dei familiari almeno i cadaveri delle vittime”. (Clicca sulle foto per ingrandirle : foto 1 Il maresciallo Giovanni Cirmi al Giglio con alle spalle il relitto della Concordia, Foto 2 in immersione con la campana della nave, foto 3 con i colleghi ).
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