La neve sciolta nel caminetto e il pane in casa La nostra prigionia

Il diario

La neve sciolta nel caminetto e il pane in casa
La nostra prigionia

La famiglia Ippoliti e i 6 giorni di isolamento in Abruzzo

E meno male che un mese fa il signor Ippoliti aveva ammazzato il maiale, «carne e salsicce è l’unica cosa che abbiamo ancora in abbondanza», prova a scherzare. Per il resto, però, c’è da piangere. Oggi, 8 febbraio 2012, comincerà per lui, la moglie Gina e i loro tre splendidi bimbi piccolissimi, Rita, Luca e Marco, il sesto giorno di «arresti domiciliari» per bufera. Per fortuna gli è risorto il telefonino e dalla sua immensa trappola di neve ieri ha potuto mandare qualche foto e raccontare il suo diario da incubo. Eccolo. «Mi chiamo Valerio Ippoliti, ho 35 anni, faccio l’operatore socio-sanitario all’ospedale di Avezzano, abito in via Strada 38, quattro case isolate in mezzo alla grande piana del Fucino, a 4 chilometri da Trasacco, il paese del povero Pietro Taricone, e a 10 da Luco dei Marsi, in pieno pre-parco d’Abruzzo: davanti casa ci sono le impronte dei lupi di cui parlano i giornali e infatti mia moglie e i tre bambini sono barricati dentro, non li faccio uscire. I nostri guai sono cominciati giovedì…».

GIOVEDÌ 2 FEBBRAIO - «Inizia a nevicare, ma io non mi preoccupo, ho una Nissan Terrano, una grande jeep munita di catene. Mi sveglio come sempre alle 6, faccio colazione e vado al lavoro come in un giorno qualunque. Ma quando torno dall’ospedale, a metà pomeriggio, la neve è già salita parecchio e trovo mio figlio Luca, ha 2 anni e mezzo, con 40 di febbre».

VENERDÌ 3 FEBBRAIO - «Alle 5 del mattino arriva a casa un trattore mandato dal sindaco Gino Fosca e dal comandante dei vigili urbani di Trasacco, Titti Colangelo, due persone splendide, a cui avevo chiesto aiuto per telefono la sera prima. L’uomo sul trattore mi porta il cortisone e la tachipirina per mio figlio, perché la situazione è precipitata, la jeep è sepolta dalla neve ed è saltato tutto, non c’è più luce né telefono né riscaldamento. Un dramma. È il primo giorno di prigionia».

SABATO 4 FEBBRAIO - «Sveglia alle 6, ma non posso andare a lavorare, vado a vedere allora come stanno i cavalli nella stalla, l’acqua non c’è, i tubi sono ghiacciati, fuori c’è un metro e mezzo di neve, anche due nel retro della casa, la finestra è murata. Per fortuna Brigalena, Paco e Sally stanno bene, con la pala mi apro una via per arrivare al fienile che dista 10 metri. Quest’estate, grazie a Dio, avevo fatto provviste, cento ballette d’erba, i cavalli in tre ne fanno fuori una e mezza al giorno, insomma almeno questo, penso, non sarà un problema. Do la biada ai cavalli, poi rientro, si sono svegliati i bambini, Luca sta meglio, ma la tv non funziona, non possono neanche vedere i cartoni. Il nostro pastore tedesco, che si chiama come uno dei cavalli, Sally, dorme vicino al camino. Nella legnaia ho 20 quintali di legna, anche questo penso che non sarà un problema. Con il fuoco sciolgo la neve per far bere gli animali. Quando arriva la sera, accendiamo le candele in tutta la casa, 15-20 candele, c’è un’atmosfera stranissima, alle nove siamo già a letto, meglio provare a sognare un po’. Ma fa freddissimo, la caldaia è spenta. La notte qui fa -10».

DOMENICA 5 FEBBRAIO - «Latte e biscotti sono finiti, i bambini fanno la colazione con merendine e succhi di frutta, manca anche il pane e mia moglie Gina si mette allora di buzzo buono e lo fa con le sue mani, lo cuoce al forno a legna. Intanto torna la luce, ma a singhiozzo e così ricomincia a funzionare anche la caldaia a gasolio che riscalda gli ambienti e l’acqua. Si sta un po’ meglio, la casa è un piccolo asilo, i miei tre bimbi giocano con le costruzioni. Vediamo dalla finestra che arrivano i soccorsi, anzi provano ad arrivare. Perché qui ormai la strada è stata cancellata dalla neve, ai lati ci sono dei fossi e diventano trappole per una ruspa e due trattori. Così alla fine non arriva nessuno».

LUNEDÌ 6 FEBBRAIO - «Stavolta ci svegliamo un’ora dopo, alle 7.30, perché tanto sotto la neve non c’è niente da fare, abbiamo tempo… Intanto, ha ripreso a funzionare il telefonino e così da Luco dei Marsi ci chiamano mio fratello Ilario, mia madre Rita, i suoceri. Ci fa un gran piacere sentirli. Ci confortano».

MARTEDÌ 7 FEBBRAIO - «I viveri ormai sono finiti, è finito il latte, finiti i pannolini. Così alle 8 di mattina rompo gli indugi e mi dico: se la montagna non va da Maometto, Maometto… Mi imbacucco, mi metto le ciaspole e parto. Per fortuna sono allenatissimo, faccio sci alpinismo, trekking, la bufera non mi spaventa e arrivo a Luco dei Marsi dove c’è una farmacia aperta, ma i pannolini sono finiti. Però compro il latte, la pasta, i biscotti e tutto il resto, mi faccio altri dieci chilometri con le racchette e alle 4 del pomeriggio torno a casa. Ho comprato anche un pensierino per mia moglie, ma questo non scrivetelo perché vorrei farle una sorpresa, l’8 febbraio è il suo compleanno. Il regalo più grosso, però, sarebbe un altro: ci hanno detto che stanno arrivando a liberarci i cingolati. Noi qui in via della Strada non vediamo l’ora».

Fabrizio Caccia8 febbraio 2012 | 7:49© RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte: http://www.corriere.it/cronache/12_febbraio_08/caccia-neve-sciolta-nel-caminetto_047c7f18-521c-11e1-9430-803241dfdaad.shtml?fr=box_primopiano

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