Costa Concordia: “Risarcimenti? 2 mln di dollari a testa, altro …


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Partita la battaglia legale per i risarcimenti (Credits: LaPresse)

Partita la battaglia legale per i risarcimenti (Credits: LaPresse)

1 milione e mezzo di euro per ciascuna vittima dell’incidente alla Costa Concordia, ma anche tempi brevissimi e nuove regole per la navigazione. Un’impresa non da poco per John Arthur Eaves, ma non impossibile, perchè lui, l’avvocato americano che rappresenterà 70 tra parenti delle vittime e passeggeri della nave ormai semi inabissata all’isola del Giglio, non è nuovo a cause del genere. Fu lui che in occasione della tragedia del Cermis nel 1998 “portò a casa” 4 miliardi di lire per ciascuno di coloro che persero la vita, quando un aereo americano tranciò i cavi della finivia in Friuli.

Ma le legislazione marittima in Europa e in Italia è differente da quella statunitense, ecco perchè il legale sarà affiancato, a livello tecnico, da Enzo Fogliani, docente universitario di Diritto della Navigazione dei Trasporti, che spiega: “Lo studio del collega americano si basa sul fatto che la Carnival, che è la casa madre di Costa, essendo il maggior produttore di crociere al mondo avrebbe dovuto rendersi conto che la sua associata non offriva un servizio all’altezza delle aspettative”.

Partita la battaglia legale per i risarcimenti (Credits: LaPresse)

Al vie le operazioni di estrazione del carburante dai serbatoi (Credits: LaPresse)

Uno dei palombari poco dopo l’immersione sul relitto della Concordia (Credits: AP Photo/Pier Paolo Cito)

Proseguono i lavori sulla nave all’Isola del Giglio (Credits: AP Photo/Pier Paolo Cito)

L’avvocato John Arthur Eaves Jr (Credits: AP Photo/Domenico Stinellis)

In cosa consisterà il suo supporto tecnico?

Le regole sui risarcimenti in Europa e in Italia sono differenti rispetto a quelle statunitensi. Ad esempio, da noi la regolamentazione è data dalla legge 392 del 2009, che ha introdotto l’obbligo di assicurazione per chi svolge servizio passeggeri, ma con limitazione di responsabilità, cosa che in America non c’è dalla convenzione di Montreal del 1999 . In realtà anche in Europa, entro il prossimo anno, si vorrebbe andare in questa direzione, come del resto accade già nel settore aeronautico.

Ma Lei pensa che l’avvocato americano riuscirà ad ottenere le cifre di cui parla? 2 milioni di dollari per ciascuna vittima o passeggero?

Io penso di sì, anche perchè se guardiamo i massimali delle Rc auto sono di 5 milioni di euro. La cifra chiesta dal collega statunitense, poi, è stata calcolata anche sulla base della capacità reddituale dei passeggeri e  chi va in crociera, solitamente, ha un tenore di vita medio alto. Lo studio americano di Eaves, poi, pensa che Carnival sia coperta da un’adeguata assicurazione.

E quanto ai tempi? l’Avvocato Eaves ha parlato di risarcimenti entro fine anno…

Negli Stati Uniti ciò è possibile. Da noi non si inizia neppure la causa. Basti pensare che ci vogliono 90 giorni solo per fissare l’udienza preliminare. Poi c’è l’obbligo di legge di almeno altre due udienze prima del processo e tra queste passano in media dai 6 mesi a un anno. Tenendo presente che quello dell’incidente della Costa Concordia è un caso piuttosto complesso e che ci vorranno consulenze tecniche per stabilire il danno, prima di 3-4 anni da noi non si avrebbe neppure la sentenza di primo grado.

L’avvocato Eaves ha anche assicurato che chiederà il medesimo risarcimento a prescindere dalla nazionalità delle vittime e/o passeggeri.

Sì, un risarcimento che per noi risulta certamente più alto delle medie italiane. E questo perchè da un lato in America sono più “generosi”, perchè il tenore di vita è più alto del nostro; dall’altro perchè nel diritto anglosassone esistono i cosiddetti “danni punitivi”: se il danno deriva da una colpa particolarmente grave, viene assegnata una somma che va oltre al danno sibuti, come una sorta di multa, che però va a favore del danneggiato. Da noi esistono i danni morali o materiali, come la perdita di impiego, ma nulla del genere.

Alla luce di quanto accaduto, secondo Lei, la legislazione marittima e i controlli in vigore sono sifficienti a evitare sciagure analoghe in futuro?

Guardi, il collega americano ha anche intenzione di chiedere nuove regolamentazioni marittime, forte degli appoggi politici che ha e delle lobbies che premono in questa direzione. Anche da noi però ci sono lacune e si sta tentando di adeguarsi ai sistemi di controllo aeronautici. Se un aereo esce di rotta, ad esempio, il radar si accorge subito. Se ciò accade con una nave no.

E questo perchè? Non ci sono sistemi di controllo delle rotte?

No, esiste solo il Vts, il Vessel Traffic service, ma è ancora molto limitato ad alcuni tratti di mare particolarmente trafficati, come lo Stretto di Messina. Si tratta di un sistema civile, solitamente basato su radar o gops, previsto fin dalla Convenzione del Mare del 1982, che dice però che gli Stati possono decidere se implementarlo, dove e nei modi ritenuti necessari. Su questo punto noi siamo molto indietro: la prima legge quadro italiana è del 2001 e il Vts italiano non copre il mare territoriale italiano.

Ma a livello europeo qual è il futuro?

Esistono altre proposte e sistemi come il progetto Galileo, che si basa sul sistema satellillitare Galileo appunto, che potrebbe monitorare le rotte di tutte le navi nei mari europei, ma va a rilento e presuppone un adeguamento “pesante” sulle navi: per intenderci ciascuna di dovrebbe dotare di sistemi come i transponder degli aerei, e poi dovrebbe essere messo a punto un quadro normativo comune per i mari europei.

Fonte: http://blog.panorama.it/italia/2012/02/10/costa-concordia-risarcimenti-2-mln-di-dollari-a-testa-altro-che-14mila-euro/

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